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lana - cosa non va.

lana - cosa non va.

Arriva il freddo e pensiamo come ripararci da questo acquistando capi che ci tengono caldi e anche alla moda. Purtroppo i capi di abbigliamento che contengono fibre di origine animale lasciano alle spalle un maltrattamento a volte grave sugli animali da cui provengono. Quando si parla di maltrattamenti agli animali si pensa spesso solo alle pellicce, ma non sono solo queste le uniche che comportano maltrattamenti, anche la lana, la seta, e articoli in pelle di ogni genere sono coinvolti. Da questo inverno mi aggiungo alla lista delle persone che dicono  “NO alla lana”, per i miei acquisti e quelli che faccio per mia figlia. I motivi del perché non acquisterò più la lana,  salvo se proveniente da allevamenti certificati cruelity free, ve li spiego in seguito:
La tosatura delle pecore coinvolge più di un semplice taglio di capelli. Le pecore hanno bisogno della lana che auto producono naturalmente per  proteggersi dalle temperature estreme. I tosatori delle pecore di solito sono pagati a volume e non ad ore, spesso lavorano in modo troppo veloce  ignorando il benessere degli animali. Le povere pecore di routine sono prese a calci, pugni e tagliate durante il processo di tosatura.
Gran parte della lana del mondo proviene dall’Australia, dove decine di milioni di pecore ogni anno subiscono il “mulesing”, una procedura raccapricciante che comporta lo scuoiamento dell’area perianale ed il taglio della coda, spesso senza anestesia,  lasciando la carne viva e sanguinante per evitare che la pecora sporchi il suo vello con gli escrementi oppure evitare che le mosche depositino le uova fra la lana.
Questi ovini allevati per la lana in Australia sono spediti verso il Medio Oriente e Nord Africa per la macellazione caricati su navi estremamente affollate e portatrici di malattie con scarso accesso a cibo o acqua per settimane. Questi viaggi sono massacranti e le pectore soffrono condizioni atmosferiche estreme (la temperatura sulle navi può superare i 100 ° F). Molti ovini si ammalano quando rimangono bloccati fra le feci e non sono in grado di muoversi, molti altri sono soffocati o calpestati a morte da altre pecore.
Gli allevamenti intensivi, soprattutto in Australia, sono responsabili del degrado dei corsi naturali delle acque e dell’ambiente e per l’emissione di gas serra, come il metano, nell’atmosfera.
Quando si acquistano prodotti di lana è molto probabile che si stia comprando lana di pecore allevate in Australia, perché la maggior parte della lana viene instradata attraverso la Cina per la lavorazione e purtroppo l’etichetta cucita sui capi indica dove è stato confezionato questo, raramente è menzionato da dove proviene la lana.
La lana può essere sostituita dal pile, dal cotone felpato, la ciniglia, l’acrilico per citare alcuni.
In questo link potete vedere un video (con immagini forti) dove compare la cantante Pink appoggiando la petizione contro la mutilazione delle pecore in Australia:  PETA.UK
Trovate assurdo che qualcuno storcia il naso davanti i capi di lana, pur essendo confezionati nella lana più morbida e pregiata possibile?: IO NO.

Attenzione anche ai capi composti di Mohair ( ricavato dal pelo della capra d’Angora), pashmina o cachemire (sempre lana dal pelo di capra).
Fonte: PETA

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